La Vita di San Nicodemo - Associazione "Amici Missionari di Tshikapa"

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La Vita di San Nicodemo


6 Aprile 2019
di Ugo Gigliotti

San Nicodemo, secondo alcuni storici nativo di Cirò, secondo altri è nativo di Sicrò, un antico paese della Valle delle Saline nel territorio di Gioia Tauro (Reggio Calabria), oggi scomparso; San Nicodemo fondò un monastero, che oggi porta il suo nome, vicino al passo della Limina, nello spartiacque fra il territorio delle Saline e quello della vallata del Torbido.

San Nicodemo è il Patrono di Mammola (Reggio Calabria) e in suo onore ogni anno si celebrano tre feste: il 12 marzo, in memoria della sua morte, il 12 maggio, in ricordo della nascita, e la prima domenica di settembre per celebrare la traslazione delle reliquie dal monte Cellerano a Mammola, avvenuta nel 1501, in coincidenza con l’inizio dell’anno liturgico greco-bizantino. Nicodemo visse nel X secolo, nel periodo del monachesimo greco-bizantino, che più tardi verrà identificato come monachesimo Basiliano per distinguerlo da quello Benedettino.

Un suo discepolo, che ne scrisse la vita in lingua greca, ci dice che Nicodemo si avviò alla vita ascetica nel celebre monastero di San Fantino di Taureana, affidato alle cure spirituali di un anziano monaco, quando ci fu una incursione saracena, che il giovane interpretò come invito a ricercare la pace nelle solitudini montane.

Ma per diversi mesi il suo raccoglimento nelle aspre solitudini della montagna fu turbato da innumerevoli ossessioni diaboliche. Dopo avere combattuto contro di esse con le armi evangeliche, cioè la preghiera e il digiuno, San Nicodemo fondò sul monte vicino alla Limina l’oratorio di San Michele, che successivamente prese il suo nome.
La sua vita di grande penitenza e le sue pratiche severamente austere, anche se circondate dal silenzio dell’eremo, non rimasero nascoste e la fama della sua santità attirò numerosi fedeli, i quali accorrevano per avere da lui consiglio e conforto. Alcuni rimasero a condividere la sua vita ascetica e così l’oratorio dell’eremo si trasformò in cenobio, cioè in una vita monastica di forma comunitaria: chi la pratica è detto cenobita.

Molti furono i miracoli del Santo, qui di seguito ne ricordiamo alcuni  che ci mostrano anche alcuni aspetti particolari della sua spiritualità.

San Nicodemo, come in seguito alcuni secoli dopo San Francesco d’Assisi, dimostrò grande amore per gli animali e rispetto per la natura; San Francesco parlava agli uccelli e ammansì il lupo, San Nicodemo parlava con la cerbiatta che andava a mangiare nell’orto del monastero e con la vipera che lo morse, ma la difese e non permise ai soccorritori di ammazzarla.
 
Nell’immaginario popolare San Nicodemo viene anche accostato a Sant’Antonio Abate, precursore del monachesimo orientale. Così le credenze legate al santo calabrese traggono spunti da motivi caratteristici del monachesimo orientale: nelle antiche canzoni popolari egli viene definito    « lu nimicu de lu demoniu ». Anche nel bios l’agiografo riferisce di episodi legati alla liberazione dal maligno: giovani liberati dai demoni, un giovane novizio che si chiamava Basilio e un prete del monastero di Sant’Elia Speleota di nome Leonas.

Il nome Nicodemo, secondo alcune interpretazioni, significa vincitore dei demoni, nicodaimon, oppure nicodèimos, vincitore del popolo. Infatti, in alcuni miracoli, il santo, in difesa del suo popolo, tiene testa agli invasori saraceni: nove persone, che i Saraceni avevano rapito, non appena ebbero recitato una preghiera al Santo, videro cadere le catene che le tenevano prigioniere e furono libere; allora corsero dal loro salvatore e gli si gettarono ai piedi; ma Nicodemo disse, come faceva sempre: “Ringraziate non me, ma la bontà di Dio”.

Una volta anche Nicodemo fu rapito dai Saraceni a un posto di sosta: allora il Santo si alzò in piedi, stese le mani e si mise a pregare; i Saraceni si misero a sghignazzare, ma, poco dopo, cominciarono a litigare fra di loro con tanta ferocia da distruggersi a vicenda.
 
In un’altra circostanza, Nicodemo difese l’onore di una popolana, insidiata dagli insistenti corteggiamenti di un signorotto che l’aveva rapita; il marito della poveretta chiese aiuto al santo, che scacciato in malo modo dal signorotto, annunciò un castigo che non tardò a venire. Il giorno dopo, il signorotto morì all’improvviso, mentre si accingeva a recarsi alle funzioni pasquali.
 
Nicodemo morì a circa 90 anni, intorno all’anno 990, venerato per l’ascesi e la santità di vita; si racconta che dopo essere spirato, il suo volto si rivestì di luce, che continuò ad irradiare anche dopo la sua deposizione nel sepolcro. Le sue sante reliquie si venerano nella chiesa Matrice di Mammola.

Oggi si ritiene che il luogo del monastero di San Nicodemo presso la Limina, sia quello dove sono state rinvenute le absidi antiche di una chiesa bizantina fatta risalire all’epoca del santo; così come una vicina grotticella, dedicata a San Fantino di Taureana, oggi è comunemente venerata come la grotta del santo.

In questo luogo sacro vive da quasi 10 anni (dal 17 settembre 1995) Padre Ernesto, un monaco legato ai Certosini di Serra San Bruno,  che ha professato solennemente la sua scelta eremitica, alla presenza del vescovo di Locri-Gerace Mons. Giancarlo Bregantini, l’11 luglio 2000 (D. Minuto - Profili di santi nella Calabria bizantina). Padre Ernesto, il 7 agosto 2004, è andato in pellegrinaggio al Tempio di San Fantino a Taureana, per pregare nel luogo dove San Nicodemo iniziò la sua esperienza monastica e per rendere onore a San Fantino.

I luoghi sacri di Taureana e Mammola sono uniti nel nome di San Fantino e San Nicodemo anche per la presenza, in passato, di un monastero in onore di San Fantino a Pretoriate (località di Mammola), che richiama nel titolo il luogo sacro della formazione monastica di Nicodemo. Ancora in un recente passato, in occasione della festa di San Nicodemo, si era soliti ricostruire nella piazza principale di Mammola il cosiddetto “boschetto” con piante di leccio e abete per ricordare il monte Cellerano dove si trova il monastero di San Nicodemo. La rievocazione prevedeva tra l’altro un’animazione con figure di monaci seguaci del santo e altri santi, come San Fantino, che richiamavano ad episodi salienti della vita di Nicodemo (G.M.S. Ierace, Calabria sconosciuta, aprile-giugno 1997).

Abbiamo visto dunque che San Nicodemo ha praticato una vita ascetica, intessuta dalla preghiera e dalla penitenza, tramite di grazia e contributo per realizzare il dominio dei propri istinti e la libertà del cuore (cfr. CCC, 2043); abbiamo ancora visto  che egli è stato un difensore della verità e della giustizia; abbiamo infine visto che egli è stato guida di persone che chiedevano il suo consiglio e guida di quelle persone che hanno condiviso la sua vita sul monte Cellerano.

La considerazione della vita di San Nicodemo spinge a fare un  paragone con la vita di San Giovanni Battista: entrambi sono stati dei testimoni, dei ministri e dei maestri di preghiera e di penitenza; entrambi sono stati degli assertori della primazia di Dio nella vita degli uomini e dunque della necessità di praticare la verità e la giustizia; entrambi sono stati esempio di una duplice necessità dell’uomo, quello di stare con se stessi e con Dio e allo stesso tempo, in modo positivo e costruttivo, anche con gli altri, ma sempre a partire dal rapporto con Dio.
 
Dunque anche San Nicodemo, figlio di Calabria, rappresenta una figura umana e cristiana di riferimento per l’agire virtuoso e benefico dell’uomo, soprattutto dell’uomo di questo periodo, il quale, purtroppo, viene sollecitato in maniera esponenziale all’apparire piuttosto che all’essere, a pensare al profitto personale piuttosto che al bene comune, che allo stesso tempo è il bene di tutti e di ciascuno.
 


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